Sfida per il WiFi sugli aerei Cade l’ultima oasi «sconnessa»

Il New York Times «Le implicazioni del WiFi a bordo sono più culturali che tecnolo­giche»

Dal nostro corrispondente Alessandra Farkas

NEW YORK — Su Gizmo­do. com Mark Wilson è invipe­rito. «La copertura WiFi sugli aerei entusiasma solo il mio capo — tuona il blogger infor­matico — che in questo mo­do mi costringerà a lavorare 24 ore su 24 e da ogni angolo del pianeta. Grazie alle linee aeree non riuscirò mai più a schivare il lavoro».

Se viaggiando quest’estate vedrete il vostro vicino di pol­trona in aereo navigare in In­ternet, non date insomma per scontato che lo faccia per sva­go o passione. La maggior par­te delle persone che in Ameri­ca usano le nuove tecnologi­che per accedere al WiFi ad al­ta quota sui voli di linee aeree quali Delta, American Airlines e United, lo fanno per lavoro, non per ricreazione. Non è dunque strano se, a un anno e mezzo dal suo de­butto ufficiale negli States, i detrattori della connettività in flight superano i fan. «Le implicazioni del WiFi a bordo sono più culturali che tecnolo­giche », mette in guardia il New York Times che celebra le esequie dell’era in cui «un lungo viaggio in aereo era l’ul­tima oasi di pace e silenzio a prova di BlackBerry e di e-mail».

Fino a ieri volare era una delle rare pause socialmente accettate dai datori di lavoro. «Non era colpa tua se non ave­vi ultimato quel dato proget­to in tempo — teorizza anco­ra Wilson su Gizmodo.com —, o se non eri riuscito a ri­chiamare quel cliente, amico o fratello. Eri lassù per aria. Non potevi farci nulla».Ma la possibilità di naviga­re, scaricare la posta elettroni­ca, twittare ed altro al modico prezzo di 12,95 dollari per tut­to il volo, non disturba affatto Lisa Brothman. «È una tecno­logia salva matrimonio — spiega la donna d'affari in un post a Newsweek.com — che mi consente di sbrigare tutto il lavoro in viaggio e, quando arrivo a casa, di dedicarmi so­lo a mio marito».

Secondo gli addetti ai lavo­ri è una strada ormai senza ri­torno. Tanto che una nuova ditta californiana, Row44, sta per lanciare la sua rivale tec­nologia satellitare per fornire wireless a minor costo a ben mille aerei Southwest e Alaska Airlines entro la fine del 2010, dando filo da torce­re alla Aircell, oggi leader del settore, che per connettersi fa pagare 12,95 dollari per tutto il volo.

L'incognita, adesso, è vede­re se in futuro la tecnologia sa­rà usata per consentire di tele­fonare in volo. Sia il sistema Aircell che quello Row44 so­no tecnicamente in grado di fornire conversazioni VoIP via Web anche se entrambi bloccano il servizio. Mentre in Europa telefonare a bordo è già una realtà, in Usa la lob­by anticellulari è fortissima. «È una controversia politica incandescente — spiega John Guidon, AD di Row44 —. Mentre strillare al telefonino in pubblico è la norma in Eu­ropa, qui da noi è tabù».


23 luglio 2009


Corriere della Sera

francesco

La crisi economica mette il piombo nelle ali di Myair

Airbus A320 - MyAir.
La crisi finanziaria colpisce duro il settore del trasporto aereo, così dopo le vicissitudini passate e presenti di Alitalia (Milano: AZA.MI - notizie) , tocca alla low cost Myair dover precisare in una nota che “i problemi operativi che si sono verificati oggi dipendono da alcune difficoltà finanziarie che la compagnia sta superando”.

In giornata, infatti, si erano diffuse notizie in merito allo stop subito dai voli della compagnia in partenza dagli scali di Bergamo-Orio al Serio e di Venezia a causa, pare, delle richieste dei gestori aeroportuali (Sacbo e Save (Milano: SAVE.MI - notizie) ) per il mancato pagamento di tasse, diritti o tariffe aeroportuali da parte della low cost italiana.

La crisi, spiega nella sua nota l’aerolinea, “ha generato difficoltà di tipo finanziario, anche se in misura minore rispetto ad altre compagnie aeree. Myair.com conferma che si sta definendo il processo di ricapitalizzazione, ma vi sono tempi tecnici da rispettare. Il Cda di Myair.com sta valutando le proposte avanzate da alcuni investitori”. (l.s.)